“Credere di poter vincere ha sempre dato i suoi frutti”

Intervista a Simone Barbiere

Flavio Fazio

Come lo sport influisce sull’individuo e prepara per il futuro.

Simone Barbiere, insegnante di educazione fisica presso l’istituto Sacra Famiglia di torino, nonché vincitore del primo premio nei tornei europei di kick boxing dell’anno scorso, si è offerto di rispondere alle diverse domande poste dal giornale scolastico, riguardo alla sua formazione professionale e personale.

Le prime domande hanno trattato principalmente la sua persona e il suo lavoro in linea generale.

Simone si è presentato con molta naturalezza come insegnante di educazione fisica e preparatore atletico e sportivo. Aveva in mente il suo lavoro già all’età di diciotto anni, appena terminato il liceo, spinto dalla passione per l’insegnare quella che, a conti fatti, è sempre stata la sua principale inclinazione: l’educazione fisica intesa come conoscenza degli sport e del proprio corpo dal punto di vista teorico e l’applicazione pratica e tecnica delle diverse discipline che tuttora insegna.

La seconda richiesta è stata quella di illustrare il suo percorso di studi, le diverse difficoltà incontrate in corso d’opera e come le ha superate.

La risposta è stata abbastanza immediata: l’intervistato ha frequentato, come già in parte menzionato, il liceo scientifico con indirizzo sportivo, che lo ha portato incontrovertibilmente, anche per preferenze personali, alla sua professione attuale. Difatti, dopo la maturità, si è sùbito cimentato nell’università di scienze motorie e sportive, conseguendo la laurea triennale e ha concluso l’iter professionale con una specializzazione in scienze e tecniche avanzate dello sport. Riguardo agli ostacoli riscontrati nel tracciato, Simone ha asserito di non essersi mai imbattuto in particolari difficoltà, sia sul piano personale che scolastico, e di aver superato agilmente anche gli esami più ostici, talvolta ottenendo persino il massimo.

Il terzo quesito ha toccato la seguente tematica: che cosa significasse per lui il suo lavoro in toto.

Il professore ha messo istantaneamente in chiaro quale sia effettivamente il motore della sua carriera: la soddisfazione e l’appagamento personale per i valori quali l’impegno, la costanza e la competitività, che riesce a trasmettere dal punto di vista sportivo e che vede dunque crescere negli alunni stessi. Lo stimolo deriva quindi dall’ottenimento di risultati a livello emotivo, che lo spingono, a detta sua, a insistere ancora di più nel suo ambito educativo. Per questa ragione, è solito premiare in modo sostanziale chiunque degli allievi dimostri di prefiggersi obiettivi personali, come l’impegno e il superamento dei propri limiti. Essi rappresentano le parole chiave nell’attività sportiva e i cardini stessi delle valutazioni nella sua materia.

Il quarto interrogativo è stato come si sarebbe visto tra un ipotetico decennio nel campo lavorativo.

In questo caso, il responso è stato alquanto semplice: il docente spera in un progresso delle metodologie di insegnamento, probabilmente legato all’attrezzatura più avanzata con cui avrà a che fare in futuro. Coerentemente con quanto affermato in precedenza, però, è fiducioso del fatto che continuerà a dedicarsi alla sua professione come ha sempre fatto finora, e a infondere cultura nei ragazzi riguardo a uno stile di vita che preveda necessariamente l’esercizio fisico, aspetto spesso e volentieri trascurato.

L’ultima questione messa in luce è stata di carattere prettamente personale e alieno alla scuola. In quanto cintura nera di kick boxing e vincitore dei tornei europei del 2018, gli è stato chiesto come si fosse sentito in quella circostanza.

Dopo aver ammesso la sua frustrazione nell’avvicinarsi ogni anno di più all’agognato riconoscimento senza mai raggiungerlo, Simone, in quanto persona, si è definito estremamente “realizzato” nel momento in cui l’ha finalmente ricevuto. E’ stato “credere in se stesso” che lo ha condotto a un tale risultato, e, per quanto possa sembrare banale, la mentalità di uno sportivo si riflette proprio in questi precetti: la possibilità di un continuo miglioramento è connaturata nell’essere umano e lo sport, più di molte altre discipline, forgia e potenzia quest’aspetto. Quando si è spinti dalla volontà di perfezionarsi, non c’è limite a dove si può arrivare e credere di riuscire a spingersi continuamente oltre porta sempre giovamento, anche in caso di insuccesso, in quanto “è proprio sbagliando che si impara”.

Terminato il tempo a disposizione per le domande, dettato dall’orario di lavoro, Simone ha cominciato la lezione normalmente. Grazie a questa intervista, ha dato grande prova delle sue qualità come istruttore e insegnante, mostrando, attraverso le sue esperienze di vita, quanta importanza possa rivestire lo sport nella crescita e nello sviluppo fisici, mentali e personali.

Alessia Marchetti

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